Scrivere scrivere scrivere. Sono settimane che mi dico di buttare giù i pensieri, ma li tengo lì sospesi, non li contemplo neanche per troppo tempo. Mi sveglio con l’ansia già spalmata su tutta la mia pelle, in superficie, un leggero brivido che mi segue. Non mi chiedo perché ho ansia, continuo a strisciare verso il mio computer, svolgo male i task che mi vengono dati poi inghiottisco l’ansia a furia di reel uno dopo l’altro. Il mondo brucia e forse non c’è più bisogno di spiegare nulla, neanche di spiegarmi. Che cosa se ne fanno le persone che soffrono dell’ansia di una ragazza privilegiata. Vorrei spiegarti per bene, ma i miei pensieri si aggrovigliano ultimamente, che non saprei da cosa partire. Ho trovato una casa a Firenze, l’ho vista di persona due settimane fa. Non c’è contratto, sostituirò per un po’ un ragazzo in Erasmus, costa poco. La casa è più bella di come la aspettavo, la camera spaziosa e con tanti punti luce per leggere. So già che la farò mia e il tempo di un respiro dovrò svuotarla di nuovo, e lascerò altri pezzi di me in giro. D’altronde vivo solo nello spazio di una camera, ovunque io sia. Comunque vivrò con questo ragazzo, sembra uno fin troppo preciso quindi all’inizio dovrò far finta di essere organizzata, cosa che gli ho giurato di essere al “colloquio”. È fidanzato, sembra uno normale, non penso che avremo troppi problemi se sarò ordinata. A lui piace cucinare, gli ho detto che la cucina la frequenterò poco, forse mi ha scelta anche per quello. Vivrò a cinque minuti a piedi da casa di mia sorella, vedo già che per quanto non voglia ammetterlo troppo forte, questa decisione l’ha già sollevata. Sabato andremo tutte e due a Firenze e lei non sta piangendo, gli altri anni avrebbe già iniziato a piangere da qualche giorno. Non credo che la mia presenza sia così risolutiva nella vita degli altri, fede questo lo sa bene, anzi forse sono anche un peso, non mi prendo cura, anzi, non cucino non lavo sono distratta fra le nuvole un casino. Ma non sta piangendo all’idea di salire a Firenze, quindi so che per me ora è la decisione giusta. Sono più io alla fine ad avere bisogno degli altri, mi rassicura sapere di avere Federica e Emma a portata, vicine. Non mi rassicura per niente pensare di uscire dal guscio materno e cucinare e pulire e prendermi cura di me, non so se ne sono mai stata davvero capace. Sono si stata capace di dimagrire, di bere troppo, di fumare troppo, di stare male, ma di considerare la mia salute non lo so, ironico per un’ipocondriaca. Mi preoccupa sapere che anche quest’anno deluderò molte persone, per ultima me stessa, continuando a scappare dai miei veri obblighi e forse non laureandomi. Ma non mi preoccupa più in maniera profonda, altrimenti avrei già cominciato, è il leggero fastidio di sottofondo che ignoro, come l’ansia ormai. Se questo è diventare monaci buddisti allora ne farei a meno. Credo di essere felice, pensandoci ora per un attimo veloce, di trasferirmi. Un cambio d’aria magari mi sveglierà da questo letargo che dura da mesi ormai, che mi vede cullata nella pace embrionale. Ho amato questi mesi, sapere che ho potuto passare così tanto tempo con i miei genitori e basta, uscendo pochissime volte con altre persone, uscendo pochissime volte e basta in realtà, mi ha donato tantissima pace. Mi ha restituito la sofferenza degli anni adolescenziali e l’ha rimasticata e reimpastata sotto forma di consapevolezza. Mi dispiace andarmene, ma ora che questo pezzo di vita ha ripreso il sapore di casa, so che posso strappare il lembo senza lasciare davvero più indietro nulla. Amo i miei genitori perché piano piano tutte le cose che mi fanno arrabbiare o soffrire in loro vengono sostituite dalle cose che mi fanno ridere, e so che non posso pretendere che mi capiscano, ma posso ridere dei loro affanni e difetti da persone normali e delle cose di loro che riconosco in me. Ora che ho fatto pace con me stessa e il mio nucleo, devo fare pace con il mondo esterno. E forse questo sarà il capitolo più difficile.